Chi era Paolo Coppini?
Paolo Coppini - o più semplicemente Coppini - è stato un cantautore romano la cui opera è rimasta quasi del tutto inedita e sconosciuta al grande pubblico. Nonostante questo, gode da sempre dell'appoggio di uno "zoccolo duro" di fan che lo ha seguito fino agli ultimi anni di attività. E' scomparso nel 2008 all'età di 64 anni.

Le sue composizioni sono a metà strada tra la canzone d'autore e il cabaret; viene spesso paragonato a Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, una versione più stralunata di Paolo Conte. Lo hanno definito bislacco, spudoratamente stonato e felice di esserlo, naturalmente esilarante.
Dotato di un istintivo senso melodico, coltivato ascoltando dischi di blues rurale e jazz degli anni '20, Paolo Coppini ignora la teoria musicale e strimpella la chitarra poco e male, motivo per cui scrive quasi tutte le canzoni sugli stessi giri armonici, cosa che peraltro lo avvicina molto alla tradizione del blues arcaico. Crea in questo modo uno stile inconfondibile, a metà strada tra la canzone francese, il country blues e lo stornello da osteria. Ma lo strumento che più lo caratterizza è il kazoo, che spesso sostituisce con un pettine sul quale poggia una cartina per sigarette, metodo che riprende dal musicista degli anni '20 Red Mckenzie.
Altra caratteristica tipica di Coppini è il suo scat (tecnica di improvvisazione canora che prevede l'uso di sillabe e fonemi privi di senso compiuto), col quale si esercita in melodie leggere e orecchiabili sfruttando uno pseudo linguaggio che ricorda i balbettamenti infantili.
Utilizza poi tutta una serie di altri strumenti tipici della più antica tradizione afroamiricana, come l'armonica a bocca e lo slide-wistle, o altri costruiti da lui, come il flaurinetto (un flauto dolce sul quale innesta un bocchino per sassofono, che genera un suono simile ad un clarinetto un po' sfiatato) o il bidone blues, una specie di rudimentale contrabbasso la cui struttura riprende dalle tradizionali Jug band americane, fatto da un bidone di latta che funge da cassa di risonanza, un manico di scopa e una corda per i panni.

I primi elementi della sua comicità naturale sono l'aspetto "dinoccolato", la rada capigliatura sempre scomposta e il sorriso aperto che nasconde il suo lato più sensibile e malinconico. Il suo modo di raccontarsi, nella vita come sul palco, è non meno "spettinato", buffo e un po' confuso. La sua autoironia e il suo approccio "informale" al palcoscenico sono gli elementi cardine dei suoi spettacoli dal vivo.
Dal palco interpella direttamente il pubblico, racconta aneddoti che hanno ispirato le sue canzoni, passa da un argomento all'altro, stravolge la scaletta, dimentica i versi delle sue canzoni, stona spudoratamente, sforna battute estemporanee sull'attualità o su se stesso, il tutto sempre in bilico tra il naturale talento da intrattenitore e una tragica comicità involontaria.

Le tematiche
Il tema predominante dell'opera di Paolo Coppini è l'idea che il sistema nel quale viviamo ci obbliga a sottomettere la sensibilità e gli affetti a favore dell'aggressività e dello spirito di competizione. In questo sistema il lavoro è un meccanismo perverso e volto a sfruttare i più bassi istinti umani a vantaggio di un finto progresso sociale. Così coloro che non sanno o non vogliono adeguarsi, che preferiscono concentrarsi sugli affetti e sulla solidarietà umana, risultano sconfitti ed estromessi dal sistema di potere.
Frequente è anche il tema dell'amore, che non sfocia mai però nel sentimentalismo e spesso è un pretesto per parlare d'altro: in diverse canzoni di Coppini l'uomo ottiene l'amore della donna solo se è ricco, potente o famoso e la donna è dunque metafora dell'intera società.

Una menzione a parte merita il filone che lui chiama "di satira sociale" : una serie di canzoni dedicate a ritratti bozzettistici di figure che Paolo considera esemplificative della società disumanizzata nella quale viviamo. Sono i testi in cui mette in scena quelli che considera i vincenti, figure rozze ed egocentriche, contrapposte ai perdenti, coi quali invece Paolo si identifica e che considera la parte più umana della società.

Un po' di storia
Paolo Coppini è nato il 20 gennaio 1944.
Dopo aver raggiunto un certo successo tra gli anni'70 e i primi anni '80, soprattutto come membro di alcune compagnie tratrali (Gruppo Teatro politico, Granteatro Pazzo, Gruppo Policromia) che gli valgono numerose critiche positive su giornali di grande tiratura, torna nell'ombra fino ai primi anni del 2000, quando riprende l'attività artistica collaborando con alcuni musicisti dell'area underground romana tra cui Bottegasonora, Maurizio Carlini e la band Gli Inquilini con la quale partecipa ad alcune produzioni discografiche (incide l'EP "L'Uomo gorilla" per Homiez & Money) e che lo introduce nel mondo dell'hip-hop romano, dove ottiene subito riscontri positivi: viene premiato rivelazione dell'anno alla manifestazione "Da Bomb 2002" e raggiunge i vertici della classifica dei download del sito Vitaminic, allora il sito web musicale più cliccato in Italia.

Riscontri ancora maggiori gli vengono dalla produzione del documentario di Stefano Romani "Romanina blues" (2004). Il filmato, di circa mezz'ora, è interamente dedicato a Coppini e lo mostra sul palcoscenico e durante il lavoro, raccontando la sua quotidianità.
Romanina blues vince diversi premi e incuriosisce molte persone. Al termine delle proiezioni in vari festival, quando è presente, Coppini viene immancabbilmente fermato dagli spettatori che gli chiedono dove poterlo acoltare dal vivo o acquistare un suo CD. In più di una occasione seguono richieste di esibizioni dal vivo di Coppini, soprattutto presso i circoli politici della sinistra. Grazie al documentario, Paolo viene anche invitato negli studi televisivi del canale Roma 1, che trasmette una esibizione-intervista in diretta.

Nelle sue canzoni si dipinge spesso come emarginato, povero e solo, esasperando comicamente il suo personaggio per il divertimento degli ascoltatori, ma soprattutto per raccontare le difficoltà di chi non accetta compromessi con una società che giudica crudele e ipocrita.
In realtà, le sue canzoni sono solo parzialmente autobiografiche e a volte raccontano sventure che sono esagerazioni in chiave comica di eventi reali, ma più spesso sono completamente inventate. Nella vita vera ha una famiglia, una laurea in scienze politiche, una grande cultura e molti amici. Inoltre, per gran parte della vita svolge il mestiere di maestro di tennis, che ama molto e che gli garantisce per diverso tempo un tenore di vita agiato. Negli ultimi anni, tuttavia, le difficoltà lo costringono a sostituire progressivamente questo lavoro con altri più umili, spesso molto duri. Al tempo stesso, però, lo entusiasma la possibilità di incontrare quella parte della società che da sempre ritiene più affascinante e vera: le persone comuni, gli abitanti delle periferie, i frequentatori dei mercati, i pensionati, gli immigrati.
Con un paio di scarpe da trecking ai piedi, già ultrasessantenne, intraprende il mestiere di letturista per una società elettrica.
Per anni attraversa Roma in lungo e in largo, camminando ogni giorno, dall'alba al tramonto, per decine e decine di chilometri: incontra persone, visita le case di ricchi e di poveri, parla con quanta più gente possibile, condivide pensieri ed esperienze, racconta se stesso, ascolta storie che spesso confluiscono nelle sue canzoni mescolate alle sue idee e alle sue esperienze personali. I pochi concerti che dà in questi anni si svolgono al termine di giornate lavorative estenuanti. Nonostante questo, il pubblico si diverte e le sue performances sono energiche come sempre. Le registrazioni di quelle esibizioni costituiscono una gran parte delle incisioni ad oggi esistenti delle sue canzoni.
Tra gli ultimi spettacoli è da citare "Voi mi direte che sono pazzo" del 2005, prodotto dalla Compagnia del Teatro Pantegano, che va in scena per 3 repliche al Teatro Petrolini di Roma.

Nell'estate del 2008 si ammala improvvisamente di un tumore che lo spegne in pochissimi mesi. Scompare la notte tra il 9 e il 10 ottobre.
Ha lasciato un repertorio di circa 70 canzoni, molte delle quali mai incise, e un libro autobiografico per ora inedito.


"Canterò una canzone per chi vive alla giornata
per chi è in lotta con il mondo dal giorno in cui è nato
per chi ha le tasche vuote e sta bene steso al sole
mentre tutta l'altra gente è più contenta quando piove."